Rue de Charonne

racconti fatti e avvenimenti dal n. 20 di Rue de Charonne a Parigi Francia

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Utente: stefanoest
Nome: Stefano D'Este
i miei veri interessi sono verso il video, il cinema e il teatro, sia visto che fatto. ma mi piacciono tutte le arti a partire dalla scrittura (letta... e fatta)

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venerdì, 27 ottobre 2006


Come si usa dire, mi sono rotto.
Sono al bar dei pakistani in rue de Lappe.

Con Paolo.



Stiamo prendendo una birra cioè la birra la prende lui che è un alcolizzato, tossico ormai, io prendo un cappuccino che è triste. Inutile nasconderlo. un cappuccino proprio triste, una broda, dove naviga del grasso grigio che potrebbe essere panna. Potrebbe.
I pakistani non sanno fare il cappuccino.
D'altrone a Parigi nessuno lo sa fare.
Comunque.
Siamo qui mentre Paolo beve e beve, sono un po' preoccupato perché non vorrei doverlo riportare a casa io. Per ora beve ma resiste - penso di scappare al momento giusto. Ma ora non posso, sta spiegando delle cose.
- Allora, hai capito? Noi andiamo lì, prendiamo il materiale e poi scapiamo.
- Non è come l'altra volta? Perché io...
- Non è come l'altra volta - dice categorico lui. Questa certezza dovrebbe farmi paura. Mi fa paura. Quando Paolo è così sicuro di qualcosa, c'è da spaventarsi.
- Vabbeh, - dico. - Stavolta vediamo. Ma è meglio se guido io.
Paolo fa sì col capo. E' disposto a darmi ragione su tutto, pur di tirarmi dentro. Gli fa piacere che ci sono io, di me si può fidare. Degli altri invece, di quelli che ha conosciuto nell'ambiente, di loro non si può fidare.
Non si può fidare di nessuno. Si è imbarcato in questa storia senza esperienza, come in tutte le altre cose che ha fatto nella vita, del resto.
Solo che in materia di furti, non si scherza.
Non ci si improvvisa.
E invece è proprio quello che sta facendo.
E io ci sono entrato a ruota.
Tanto è vero che lo ascolto, adesso, al bar dei pakistani in rue de Lappe, davanti a un cappuccino angosciante, con il locale invaso dalla dub indiana che piace a Paolo, mentre appunto lui spiega il piano - il piano! siamo già diventati dei banditi da film? da soliti ignoti? da ladri di polli? - per sottrarre del rame, da un cantiere sempre in Seine Saint Denis, senza farci beccare, e poi godere dei meritati proventi del furto. Poche decine di euro. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. E arriva novembre e non so come fare a pagare l'affitto. E questa miseria dura da troppo tempo, da troppo tempo ormai, e io non riesco più a andare avanti.
Ho chiesto aiuto a tutti, e tutti, quanto hanno potuto, hanno aiutato.
Poi dipende chi. Qualcuno non ha aiutato per nulla, e questo lo capisco. Capisco meno invece, chi poteva aiutare e non l'ha fatto.
Ma ormai siamo qui, e io spero che vada a segno questo colpo perché non ho l'argento, i soldi per pagare l'affitto di Novembre, che è tra tre giorni, e la banca ha già avvertito che stavolta l'affitto non lo paga, sono sotto di troppo stavolta, e che devo ripianare il debito almeno fino a - 400 euro.
Mi viene da ridere perché sono cifre ridicole in fondo, bassissime. Ho navigato ai limiti per molto tempo, cercando di stare a galla, quando sia le mie esigenze che i soldi di cui avevo bisogno erano poche lire. Adesso è lo stesso, ma quando le situazioni non si schiodano, e le cose restano le stesse per troppo tempo, rischi di affondare per 200 euro che ti mancano. E è questo il caso.
Quindi mi faccio coinvolgere in questa storia del furto per 200 euro. Sperando di farcela anche se non si sa quanto ci ricaveremo dalla vendita del rame. Non sappiamo infatti quanto rame troveremo nel cantiere.
- Senti, rispiegami quella cosa della proprietà del cantiere... Mi dicevi che il proprietario del cantiere è...
- Si, - dice Paolo, comprensivo - Il cantiere è di proprietà di Bouges telecom...
- Quello dei telefoni - interrompo io.
- E' quello. Per questo te dico... Non è un peccato prendere questo rame. E' che sono dei ladri, ci hano rubato per ani e ani, con le bolete telecom e mobili e portatili... Vedi, io faccio telefonate con loro, vedi? - Paolo mi mostra il suo cellulare, con indicato il gestore della rete e le tacche della linea, BOUGES TELECOM. Il ragionamento non fa una grinza. Sono anni che Bouges, REFS e FRANCAIS T, i tre gestori francesi, in vergognosa combutta, ci rubano allegramente con bollette astronomiche, pazzesche, alla faccia dell'onestà e della concorrenza o che altro. Basta dire che si paga più di telefonate con il cellulare in Francia che in Italia. Non aggiungo altro.
- E' quello che ho anch'io... - dico a Paolo. Gli mostro il mio cellulare, con la stessa scritta BOUGES TELECOM.
- Ecco, vedi? - risponde Paolo. - Non bisogna avere di queste cose, di sentire colpa di prendere a Bouges, quando che loro ci rubano da ani e ani e noi abiamo pagato loro e i loro stippendi di patroni con cento e mila euro l'ano di paghe per direttore general e soldi di banca e borsa con titoli che vanno su e noi poverini ci fanno sempre poveri...
- Va bene, va bene, ho capito, ho capito. Ah e poi un'altra cosa...
- Dimmi. Hep! Un'altra birra!
Non va bene. Devo fare la mia domanda alla svelta e poi battermela, perché Paolo ubriaco non lo reggo. Mi spiace no.
- Cosa facciamo se qualcosa va storto?
Paolo rimane un attimo sospeso. Prende la sua birra e riflette un attimo, poi mi guarda.
- Non va niente male.
- Ma se va male?
- Non va.
- Ho capito ma se qualcosa va davvero male, che cosa facciamo? Sai cosa fare?
Paolo si agita un attimo sulla sedia, un po' a disagio.
- Non so. Ma cosa ti frega se va male? Noi dobbiamo andare bene, questa cosa deve andare bene perché noi siamo poveri e abiamo bisogno di soldi, di aiuto, e nessuno ci dà. Di cosa ti preocupi? Noi siamo gli ultimi che nessuno ci aspetta, non abiamo niente da perdere, tu sei butato fuori di casa tra tre giorni, io non so come pagare i debbiti, non ho più un euro, cosa ci possono fare di più? Tu fai troppe domande a te stesso. Tu vedi che in prigione va bene la cosa, e poi così l'estato francese ci paga vitto e alogio, e sono cavoli loro, e li costa più di aiutarci a noi adesso come stiamo ora.
- Va bene! - rispondo. - Quello che dice Paolo non va bene per niente, ma mi ha calmato. Mi sento rassicurato.
In fondo c'è un ordine nelle cose, c'è un piano non dei furti stavolta ma un piano generale, proprio un disegno universale di cui noi tutti facciamo parte e noi, nello specifico, io, Paolo e i suoi poco fidati complici per domenica, siamo piccoli, piccolissimi, irrilevanti in questo sterminato spazio, e allora perché preoccuparsi infatti. Siamo solo delle parti in questa specie di gioco universale, un gioco che lascia vittime e feriti ma che comunque resta sempre un bel gioco.
Inutile preoccuparsi, mi dico, mentre torno a casa lasciando il mio amico già abbastanza fatto, e attaccato al cellulare per chiamare i suoi amici tossici e pervertiti, con cui conta dei passare la serata di stasera venerdi - e incidentalmente, dando soldi a quella stessa compagnia telefonica che abbiamo progettato così bene di rapinare, prendendo l'iniziativa, nel fine settimana.
postato da: stefanoest alle ore 18:29 | link | commenti (3)
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sabato, 16 settembre 2006




UNA VITA NUOVA


Dopo qualche mese che non si faceva sentire, mi chiama Paolo. Il mio amico pazzoide che qualche mese fa doveva, voleva aprire un ristorante di lusso a Pantin - l'idea più ridicola che si sia mai sentita. La cosa andò all'aria, all'epoca, anche per una serie di problemi pratici, il più grosso di questi, Paolo stesso, che non ha mai fatto niente di molto concreto in vita sua. So che dopo ha avuto un periodo un po' turbolento, ha passato qualche mese in Uruguay dai suoi genitori - sono italiani ma già di terza generazione, Paolo stesso parla un italiano molto approssimativo - poi non so come ha fatto a cavarsela, perché si era messo in una brutta situazione. Ora però le cose si sono rasserenate. Mi ha chiamato una prima volta all'inizio dell'estate, proprio il 21 giugno, abbiamo fatto un gran giro con altri amici per la festa della musica, è stata una specie di rimpatriata con persone che non vedevo da un pezzo, molto divertente nonostante il temporale a fine serata che mise fine alla festa. Ora Paolo abita in un bilocale nel 18esimo arrondissement, nella zona della Mairie, bilocale graziosamente messo a disposizione dal comune di Parigi, perché questo Paolo essendo nullatenente, e uno straccione per le amministrazioni pubbliche, è riuscito a strappare questo alloggio popolare a affitto ridotto.
Il problema di mantenersi però ce l'ha sempre; mi dice che adesso per sbarcare il lunario, lavora per una ditta di traslochi, due o tre giorni alla settimana.
Giustamente ha bisogno di un aiuto per un trasloco, ma non uno di quelli faticosi, solo poca roba; oggi perlappunto gli altri della ditta non possono, e mi chiede se ho voglia di dargli una mano.
Non ci sono oggetti pesanti da trasportare, mi dice, in un paio d'ore ce la caviamo, e mi darà una ventina di euro per il disturbo, se ne ho voglia.
Gli dico che se si tratta di aiutarlo lo faccio anche a gratis, non mi interessano i venti euro.
Così fissiamo per il primo pomeriggio. Alle 3 alla Porte de Montreuil, davanti al Kiriad Hotel.
Passa a prendermi con un vecchio Ford bianco scassato, dal che deduco che la ditta di traslochi non deve essere tra le migliori della città. Peraltro io mi sono messo i vestiti più malmessi che ho, e Paolo è malmesso di suo, così facciamo un bell'insieme, con il Ford traballante. Prendiamo il Peripherique, dove c'è molto traffico come sempre a quell'ora.
- E' della ditta? - chiedo a Paolo, riguardo al Ford
- Eh? Si, si, hai visto il cartello? - risponde lui.
- Ho visto -, dico. DEMENAGEMENT DU XVIII, traslochi del diciottesimo arrondissement, c'è scritto sulle fiancate.
- Lo usate spesso? - chiedo - Perché sembra un po' scassato.
- Ah? Si, ma funziona ancora, - ride Paolo, mentre sorpassa male un motore. E continua: - Vedrai che è una cosa de poco tiempo, sono alcune cose industriali in un baraccone, alla periferia.
- Va bene... - dico, mentre osservo il paesaggio della banlieue di Parigi, per me esotica come l'Australia, visto che in quattro anni che sono qui ci avrò messo piede si e no tre volte.

Dopo mezz'ora siamo alla fabbrica. Siamo in piena Seine-Saint-Denis, a nord di Parigi. Vasti capannoni si alternano a parcheggi di camion e a terreni incolti, trascurati, tra gli svincoli delle autostrade.
Arriviamo per una breve strada sterrata al baraccone. Intorno altri capannoni. Il luogo sembra deserto.
- Ecco - dice Paolo - E' questo...
Apre un portellone in ferro di un capannone di vari metri quadrati. Dentro si vedono dei rocchetti posati per terra, con dei fili attorcigliati intorno, di un metallo, forse alluminio, non si capisce. Ce ne sono parecchi.
- Sono questi che vanno presi? - chiedo.
- Sono questi - mi risponde. Li guarda però un po' incerto.
- Oh, ma sei sicuro che sono questi? Non è che facciamo un pasticcio? - dico.
- Non facciamo un pasticcio, - mi risponde lui, sicuro. - Sono questi. Questi cable in metallo in questa baracca rossa. Così mi hanno detto.
- Allora cominciamo - dico. - Visto che sono una cinquantina e sembrano anche abbastanza pesanti.
- Li mettiamo prima fuori, per terra, vicino al Ford, poi quando sono tutti lì li portiamo dentro il Ford, va bene? - mi dice lui.
- Per me, va benissimo. - rispondo.

Cominciamo così a portarli fuori uno per uno perché sono piuttosto pesi, una decina di chili ciascuno, poggiandoli sulla strada proprio accanto al bagagliaio del camioncino. Mentre sto portando uno di questi, all'improvviso Paolo me lo strappa di mano e lo scaraventa per terra.
- Via - mi fa.
- Come? Non finiamo il trasloco? - dico io, spiazzato.
- Via, via, subito - mi dice. Penso che è meglio dargli retta. Paolo si mette alla guida del Ford, io schizzo in un attimo al posto accanto, lui mette in moto e sgommiamo a tutta forza. E' una cosa velocissima. Mi giro dietro e vedo della gente, sembrano operai, che arrivano da una strada, correndo verso di noi.
- Non guardare - mi dice Paolo. - Non farti vedere.
Come in un film mi giro in avanti, senza pensare a nulla. Ho il vuoto in questo momento nel cervello.
- Minchia, minchia! - fa Paolo, prendendo a tutta forza la strada principale asfaltata. Il Ford tiene la strada. Non reggo e mi giro ancora a vedere, se gli operai ci inseguono.
- Ti ho detto non guardare - mi dice Paolo. Invece guardo. Gli operai sono in cima alla strada sterrata, che ci guardano andare via. Ma sono a piedi. Non ci prenderanno mai, quindi.
Mi volto lentamente verso Paolo, mentre lui guida a perdifiato tra le auto della provinciale, cercando di andare più forte possibile. Lo guardo un po' senza fare nulla.
Poi gli dico: - Mi spieghi un po'...
- Dopo, dopo. Ora bisogna scappare - risponde.


Siamo fermi in un vicolo del 18esimo arrondissement. Ora ho capito tutto. Sono più di arrabbiato, sono fuori di testa. Comincio a urlare.
- Allora te mi hai coinvolto in un furto...
- Senti Stefano - mi dice lui. - Si è un furto. Si è un furto.
- Ma sei pazzo!!! Sei un delinquente...
- Ascolta Stefano. Ascolta. Poi parli te. Ascolta. Quanto tiempo è che stiamo male?
- Cosa c'entra questo??? - dico inferocito. Sono fuori di testa.
- C'entra, c'entra. Quanto tiempo è, che fai cose, che non gagni ta vita, che i soldi non bastano mai, che non riesci a andare avanti? Quanto tiempo è, che stai tranquilo quando sai che in qualche giorno devi pagar l'afitto, che sai che stai meglio, che non hai problemi?
- Ma cosa c'entra, cosa c'entra??? - rispondo.
- C'entra, c'entra - dice lui, e continua - Quanto tiempo che non hai problemi se pensi al prosimo mese, o al prosimo anno, che non hai problemi perché hai alcuni soldi per farcela e per star meglio? Non dico di essere ricco, non voglio essere ricco, ma per stare tranquilo, che così puoi pagare l'afitto e vivere e comprare il mangiare al supermercato? Quanto tiempo è che non stai così?
- Praticamente mai - rispondo - praticamente mai, non l'ho mai fatta questa vita che dici te, ma...
- No ma, no ma - ribatte Paolo - No ma, no ma. Basta ma, Stefano, basta ma. Io sono stuffo di questa vita, sono stuffo di non aver i soldi, né per vivere né per afitto né per supermercato, io sono stuffo, stuffo, stuffo. Basta. Io voglio i soldi per vivere, io chiedo questo, non voglio altro, io stavo per fare un ristorante che forse faliva, perché non so cosa fare per vivere, io chiedo questo a la vita, chiedo di vivere, perché non ne posso più, Stefano, non ne posso più. Io ho fatto tuti i lavori... tu sai... tuti i lavori... io ho fatto lavori per internet, e è falita internet, ho fatto lavori per compagnia di assicurazioni, e è falita compagnia, ho fatto lavori per grafica, è finita grafica, mi hanno cacciato perché non c'era bastanza lavoro.
- Lo so, Paolo, la vita è difficile per tutti, ma questo non vuol dire che devi rubare...
- Vuol dire, vuol dire. Io non posso pensare a altro. Io, a chi chiedo un aiuto? A chi chiedo per vivere? Io non posso più, Stefano, non posso più. Io devo vivere, non chiedo altro, questo voglio, e adesso...
- E adesso rubi - gli dico.
- E adesso rubo, ma a chi voglio io, perché tu non sai che la ditta di quello di prima è una ditta grande di costruzzioni, che fanno i palazzi, e hanno tanti soldi, e cosa cambia se io prendo qualche filo di aluminio alla ditta che ha tanti soldi? Cosa cambia? Alla ditta niente, io invecce ho i soldi per mangiare, per panini o per vestiti che non ho, con lavori legali. Cosa ci hanno portato i lavori legali? Cosa ci ha portato, eh? Dimmi, dimmilo cosa ci ha portato. Dimmi cosa ci ha portato.
- Ci ha portato che per poco non finivamo in galera, prima, se ci beccavano.
- Ma non ci hanno becato - risponde lui, sorridendo. - Non ci hanno becato.
- Eh già, eh? E il discorso morale, allora? Dove lo metti?
- Il discorso morale - mi dice lui, scuotendo la testa.
- Eh, proprio, il discorso morale - rispondo. - Proprio quello - aggiungo, mentre scendo dal Ford. - Ma poi, perché la scritta dei traslochi sui fianchi?
- E' per non insospetire - risponde Paolo.
- Per non insospetire, eh? - dico, e chiudo lo sportello - Per andare in galera, altro che!!!
- Va là - mi dice Paolo, vedendo che mi è sbollita la rabbia. - Ci vediamo presto.
- Per andare in galera! - gli urlo, sempre in italiano, tanto nessuno capisce, mentre fa manovra per uscire dal vicolo.
- Per andare in galera!!! - gli urlo un'ultima volta, mentre si allontana con il suo Ford traballante.
postato da: stefanoest alle ore 22:05 | link | commenti (7)
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sabato, 19 agosto 2006

- Scusa, prendi questa? - mi dice un tipo, per strada.
E' una rivista e non vedo motivo di rifiutare.
Distribuiscono spesso per strada giornalini, di solito con annunci, come il Paris Paname. Sono interessanti, ci sono anche degli articoli, sulla città, di cronaca, e si leggono volentieri. E poi sono gratis e non si spende niente.
- Va bene, grazie... - dico prendendo la rivista.
- Guarda, - aggiunge però il tipo, - siamo una associazione, cerchiamo finanziamenti...
- No, - dico, cortesemente, restituendo la rivista.
- Ma... scusa.. un attimo... è per un'offerta...
- Guarda te, - dico al tipo, un ragazzotto sui sedici anni. - Ti faccio vedere... proprio ora... se trovo lo scontrino...-
Il ragazzotto non ci crede, pensa a una scusa per non fare un'offerta. D'altronde la gente si inventa di tutto per non scucire. Ma proprio ora, ho controllato il saldo sul mio conto alla banca, all'angolo della piazza.
Siamo in Place de la Bastille, vicino al Café Philosophe, fermi, in attesa di dirimere la questione, in mezzo alla folla che passa veloce.
Cercando nelle tasche, alla fine trovo lo scontrino dell'estratto conto. Glielo mostro. Più esattamente glielo metto sotto gli occhi. C'è scritto:


SALDO - (meno) 498 EURO
BNP PARIBAS PARIS BASTILLE

Il ragazzotto ci rimane male. Resta lì un attimo, con un palmo di naso, a guardare il foglio, poi mi saluta velocemente: - Ciao ciao!
postato da: stefanoest alle ore 23:27 | link | commenti (12)
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mercoledì, 16 agosto 2006

Tra chi non va in vacanza, da queste parti (oltre a me per mancanza assoluta di mezzi) ci sono chiaramente anche i clochard, barboni o straccioni che dir si voglia. Si trovano nelle loro normali postazioni, proprio dove sono tutto il resto dell'anno. C'è il piccoletto, che è sempre più o meno ubriaco. E' il più simpatico di tutti e ha dei momenti di vero genio. Gli capita di telefonare con il telefono cellulare - perché un clochard non deve poter fare quello che fanno tutti? - ma il suo cellulare è una banana, cioè usa una banana per fare queste lunghe telefonate dove parla esattamente come se facesse delle telefonate impegnatissime e interessanti, con chi poi, impossibile dirlo. Ora la gente lo sa e gli regalano le banane apposta. Lui ne usa una per telefonare e le altre se le mangia a fine giornata.
La scena come si può immaginare è assolutamente ridicola, e vedere lui buttato per terra, con la sua giacca sdrucita da charlot, sul marciapiede, intento a parlare come se facesse una vera telefonata, è assolutamente irresistibile e spiazzante.
Siamo però sicuri che telefonare con un cellulare vero sia una cosa tanto più furba?
Questo clochard mi saluta con grande sperpero di vociate e gesti, magari sorridendo, benchè intontito dall'alcol già dalla mattina. Chiede soldi solo ogni tanto, per evitare di insistere troppo, e anche questo è un mistero, come fa a ricordarsi quando e a chi ha chiesto. So solo che lascia passare un po' di tempo, e poi torna alla carica.
Non sembra pericoloso e non credo che lo sia, però gli succede di fare delle cose inconsulte, specie quando ha bevuto parecchio. Qualche giorno fa, quando faceva veramente caldo, ha preso un ombrellone che serviva a fare ombra ai clienti di un bar qui vicino, e se lo è privatizzato, portandoselo via. Per caso è stato notato dal proprietario che stava rientrando e ce n'è voluta per convincerlo a mollarlo. Un altra volta ha trovato una sbarra di ferro per strada e ha cominciato a mulinarla all'incrocio, per dirigere il traffico. I passeggeri delle auto e delle moto che passavano si prendevano una bella paura. Lui però voleva solo aiutare lo scorrimento del traffico che si vede non gli pareva abbastanza veloce. La cosa finì con l'arrivò la polizia ma gli agenti ci misero del bello e del buono per convincerlo a mollare la sbarra.
Altri due che ci sono tutto il resto dell'anno sono un ragazzo e una ragazza giovani, benché ridotti come sono, dimostrano molti anni in più. Lui dovrebbe essere francese, o almeno, il francese che parla, non ha tracce di accenti stranieri. Lei invece sembra una peruviana o giù di lì. Essendo che sono sempre insieme c'è il sospetto che stiano insieme, anche se la cosa sembra impossibile, visto le condizioni in cui sono, specialmente lui. Passano il tempo buttati sui marciapiedi a bevucchiare lattine di birra da mezzo litro, ridacchiano fra loro, scambiano due chiacchiere con quelli tra i passanti che li conoscono, e fanno lunghe conversazioni con altri clochard di passaggio, anche loro attrezzati con l'immancabile lattina. In complesso d'estate se non piove se la passano discretamente. A volte dormono nel cortile del palazzo che ho accanto, infagottati in un cumulo di coperte. Anche loro mi salutano con grande cortesia, quando ci incontriamo per strada.
C'è poi un clochard silenzioso che non parla non nessuno, e si smaltisce immobile la sua ciucca, a volte appoggiato pesantemente contro un muro del passage, e quando non ne puole più, sdraiato per terra.
Cerca però di mantenere una sua diglità, perché cade, o meglio scivola per terra, solo quando non ce la fa proprio a restare in piedi. Quando crolla si addormenta disteso, affiancato sul marciapiede, come a dare il meno di intralcio possibile ai passanti visto che in effetti in quel punto il marciapiede non è nemmeno troppo largo. Grosso com'è, deve fare una fatica notevole a cercare di restare in piedi, pure questo aspetto dimostra che non vuole darsi per vinto e tenere una parvenza di dignità davanti alla gente che passa. Diciamo che si capisce quanto ha bevuto dalla posizione che tiene.
Poi ci sarebbero anche altri che non vanno in vacanza, e che bevono quasi quanto i precedenti che ho descritto, come l'omino magrissimo con i baffetti che sta in una misera stanza proprio davanti alla mia finestra, e che proprio in questo momento vedo affacciato mentre sta balbettando in modo sconclusionato e incomprensibile, briaco perso...
postato da: stefanoest alle ore 18:00 | link | commenti (2)
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mercoledì, 09 agosto 2006

UNA CASA DI PAZZI


Nel corridoio di ingresso incontro Odette che parla con una vicina. E' imbestialita, Odette.
Odette - Non ne potevo più, erano delle maleducate. Non ci si comporta così.
- Certo, certo, - risponde la vicina, una tranquilla vecchietta che abita, sola, al primo piano. - Ha ragione, erano veramente maleducate quelle ragazze. Siamo fortunati che sono andate via. -
Capisco subito di cosa parlano. Per qualche giorno abbiamo avuto delle ragazze americane nel palazzo.
Dovevano essere studentesse o turiste, avevano preso in affitto qualche giorno uno dei monolocali, al quarto piano, quasi davanti al mio. Queste ragazze facevano un baccano assurdo, urli, strepiti, musica a tutto volume in piena notte. Il fracasso rimbombava nella stretta corte interna in un modo insopportabile. Il risultato è che c'è stata una mezza guerra, Odette, che ha le finestre sulla corte e che è tra le più intransigenti sul rumore è andata a lamentarsi contro di loro in piena notte, alle 3.
Ne è nato un parapiglia, poi qualcuno ha chiamato la polizia, che è arrivata quando ormai tutto il condominio era in piedi. Odette e le tre americane sbraitanti sono venute alle mani, tutti noi a cercare di dividerle. E' stata una notte movimentata. Chiaramente Odette ha sporto denuncia però nel frattempo le americane sono andate via e quindi non si sa se la cosa avrà un seguito.
E tant'è. Cose che capitano.
Ma due giorni fa è successo un altro fattaccio. All'ottavo piano c'è una coppia che litiga regolarmente anzi si menano di santa ragione, cioè più che altro è lui che mena lei anche se anche lei mena abbastanza forte, pare, così almeno ha detto la psicologa che abita accanto a loro e che li conosce bene. Insomma, questi due si menano (non potrebbero lasciarsi? vedi a volte la logica) ma non solo, si tirano pure degli oggetti. Ora, è già risuccesso che alcuni di questi oggetti abbiano allegramente preso la via della finestra, tipo piatti, scodelle, bicchieri e è già pericoloso così. Infatti ogni tanto dalla mia finestra sento un rumore di vetri rotti o di oggetti che si rompono cadendo nella corte interna dove dà la mia finestra appunto. L'amministrazione condominiale ha fatto presente il pericolo mettendo alla porta di ingresso dei cartelli dove si dice di stare attenti agli oggetti volanti che potrebbero cadere dalle finestre, cosa in effetti rischiosa perché mentre quelli si litigano pensando solo al loro amore deluso intanto chi passa sotto rischia di prendersi un coccio di vetro lanciato dall'ottavo piano, e la cosa si commenta da sola.
Ma ultimamente hanno passato ogni limite. Devono aver litigato allo stremo e dalla finestra che dà sulla strada, sopra l'ingresso del palazzo (il loro appartamento ha le finestre sia sulla corte che sulla strada) questi pazzi di sotto, in strada hanno lanciato il computer. Il computer, mica un aeroplanino di carta. Roba da ammazzare qualcuno. Probabilmente c'era in corso un litigio con gelosia delle chat o cose del genere, percui lui, o lei, ha pensato bene di eliminare la causa del problema. Al momento non so se qualcuno ha sporto denuncia, ma pare di no perché il computer non è cascato in testa a nessuno. Ciò non toglie che da qualche giorno sto a guardare per aria quando mi esco dal portone o quando rientro, o quando passo dalla corte interna, dove bisogna passare per forza perché ci stanno i bidoni per la raccolta differenziata.
Ma non è finita qui.
Qualche giorno fa (c'erano ancora le americane, ma prima che succedesse la guerra), verso le 1 di notte, si comincia a sentire uno strano ticchettio. Faceva un gran caldo e tutte le finestre del palazzo erano aperte. Essendo che queste cose le noto, mi sono sporto due volte per capire che cosa potesse essere. In cinque anni che abito qui, non avevo mai sentito un rumore simile. La cosa ha insospettito anche altri miei vicini, tra cui Daniel, che abita proprio accanto a me. L'ho sentito aprire la porta e scendere con l'ascensore. A questo punto sono sceso anch'io.
Di sotto, nella corte c'erano già altri due vicini, e guardavano una scatola di cartone, legata con degli elastici, poggiata per terra, in un angolo della corte. Il tic tic veniva indubitabilmente da questa scatola, ed era forte. D'altronde aveva svegliato diversi vicini, tra cui appunto Daniel che all'una di notte dorme da tre ore. Non c'erano dubbi, il ticchettio veniva da lì.
Dalla scatola uscivano dei fili di rame.
Ora il mondo è abbastanza pazzoide perché ci sia qualcuno in giro che mette bombe in un tranquillo e scassato condominio di Parigi, abitato da poveracci. Per quanto la cosa sia senza senso, però non è da escludere a priori. Ormai mettono bombe dappertutto.
La faccenda è andata avanti per vari minuti, perché ci siamo messi a discutere sul da farsi, finché è passata l'opinione di Daniel, di neutralizzare l'ordigno o presunto tale buttandolo nell'acqua. Daniel ha preso una tinozza, l'ha riempita d'acqua e ci ha gettato la scatola. Immediatamente ha smesso di ticchettare. Allora l'abbiamo aperta e ci abbiamo trovato dentro una specie di counter elettronico a batteria appoggiato su degli stracci. I fili di rame non portavano a nulla.
Insomma, era uno scherzo.
Non si sa chi ce l'ha messo, e non lo sapremo mai. Tutto lascia pensare che sia stato un vicino.
Insomma in questo condominio non ci si annoia, viste le persone che ci abitano. Perché poi bisognerebbe parlare della pazza del secondo piano che parla da sola, della cinese che organizza le cerimonie buddiste di gruppo nel suo monolocale, del postino che canta sbraitando sulla musica di Wagner a tutto volume, ecc, ecc,.. ...
postato da: stefanoest alle ore 03:47 | link | commenti (1)
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sabato, 05 agosto 2006


Anche in una città come Parigi, considerata come una delle più care nel mondo, è possibile farcela con pochi euro. Ci vuole allenamento. Bisogna soprattutto stare attenti a dove si spende perché è molto facile bruciare svariate decine di euro da un momento all'altro. I negozi sono quasi tutti piuttosto cari, specie quelli sotto casa, non parliamo dei luoghi di tentazione che propongono specialità da tutto il mondo a prezzi proibitivi. Bisogna andare a scovare quei supermercati che hanno le offerte oppure i prezzi bassi per certi prodotti, e perdere del tempo a stare dietro a tutti gli sconti possibili. Quindi bisogna fare dei piani non quinquennali come quelli della ex unione sovietica ma di quattro o cinque giorni con una disciplina applicata alla perfezione. Eccone uno:

colazione con latte baguette marmellata caffé frutta yoghurt biscotti
cena pasta economica quindi con aglio e olio, pomodoro basilico, noci, acciugata, burro e formaggio, quattroformaggi ecc
hamburger di macinato o carne a sconto
formaggi a offerta speciale perché vicini alla scadenza

questo piano comporta le seguenti spese:


2 litri di latte = 1,10 eu
2 baguette = 1,80 eu
1 barattolo di marmellata = 1 eu
4 yoghurt = 0.50 cent
3 pacchi di biscotti = 1,50
2 hamburgher = 1,40 (oppure carne a sconto per es bistecchina di maiale a 0,70 cent)
formaggi a offerta speciale per esempio 1 formaggio francese a 1 euro (ci si mangia 4 giorni)
noci con il guscio, pacco da 300 g = 1, 80
passata di pomodoro = 0,40
lattina di birra da mezzo litro = 0,45
1 pacco pasta a sconto = 0,80
1 barattolino di acciughe = 1,30

= 13,5 euro (considerato il consumo complessivo)


non ho inserito i generi alimentari di lungo corso come il caffé l'olio ecc che costano poco per quanto durano (1 pacco di caffé più di un mese e mezzo per es)
I restanti 6,5 euro possono essere spesi in varie maniere. Ci sono diverse possibilità. La domenica in place de la Bastille c'è un mercato che è famoso per le offerte incredibili dei banchini a fine giornata. In Italia non esiste niente del genere. Ho preso una cassa di mele, di pere o di avocado a un euro l'una, per esempio. Oppure tre meloni per un euro. Te li tirano dietro. La frutta spesso va mangiata velocemente, però anche se si butta via qualcosa c'è di che mangiare largamente per giorni.

Di tutta la situazione naturalmente l'impresa è mangiare le baguette dopo il primo giorno quando diventano gommose peggio del bastone di arlecchino del carnevale, però d'altronde questa è una situazione di resistenza e quindi bisogna adattarsi. Diciamo che inzuppate nel caffelatte si gonfiano e tornano mangiabili, altrimenti un trucco è quello di tagliarle a fette prima che diventino gommose, allora sono mangiabili anche "nature". Chiaramente in questa situazione non si gode come maiali ma il fine è quello di reggere non di godere particolarmente.

Comunque alla fine dei conti resta abbastanza anche per divertirsi. E' possibile andare a ballare a La Peña, per esempio, dove l'ingresso è gratuito e dove non fanno troppa attenzione se consumi o no, specie il venerdi e il sabato che è pieno da scoppiare. Oppure a una delle serate festive organizzate dal comune di Parigi, a ingresso gratuito, come i concerti peraltro di qualità al parco della Villette. A cercare bene le possibilità sono tante. E poi dalla spesa qui sopra avanzano 3,5 euro e si può gozzovigliare largamente con una birra a 2,5 euro in certi localini piacevolissimi, oppure organizzarsi per sortire tutti in gruppo sui Quai della Senna portando da casa ognuno qualcosa, io per esempio tre lattine di birra del discount ghiacciate di frigo a 1,35 euro....
oppure concedersi un bel caffeuccio a 1,20 a un tavolino con vista sulla città caleidoscopica e tentacolare

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mercoledì, 02 agosto 2006



SCAMPATA BELLA


Già da qualche giorno dovevo guardare le condizioni del conto in banca perché non sapevo nemmeno quanti soldi c'erano. In generale negli aspetti pratici della vita tendo a comportarmi in modo altamente sconnesso ma in questo caso avevo dei motivi per non voler controllare lo stato del conto. Non avevo voglia di scoprire che non c'erano i soldi per l'affitto di agosto, che la banca deve (dovrebbe) pagare automaticamente il primo del mese con versamento diretto sul conto corrente del proprietario del misero alloggio dove risiedo. Se la banca decide che i soldi sono troppo pochi, niente versamento, quindi guai a catena, denunce, sfratti, blocco del conto, esclusione dalla società civile (?), miseria, povertà, vita sotto i ponti. E' stato dunque con ripugnanza mista a terrore e inquietudine, con i lenti passi di un condannato che mi sono incamminato verso la mia banca. Davanti al bancomat che dà sulla piazza stavano in coda alcune persone. Ma la banca fa angolo con il boulevard e proprio dietro l'angolo, sul boulevard ha un altro bancomat sconosciuto ai passanti e turisti, dove la coda non c'è mai. E' a quello che sono andato a chiedere la sentenza che deve decidere della mia permanenza o meno nella società civile (?).
Beh, meno male. L'affitto è stato pagato, però nel conto è rimasto proprio poco. Certo posso andare sotto fino ai 200 euro, però non è una buona politica. Prima o poi ti tocca rimetterceli. E ho quasi finito le monete da vendere. Peraltro tra poco arriva l'addebito dell'adsl - 29 euro - e il telefono -  solo 54 euro, sia benedetto skype e chi l'ha inventato. Dunque, che si fa? Posso ritirare proprio poco. D'altronde non ci ho più un euro in tasca, e qualcosa devo pure prelevare. Devo anche comprare quella rivista per mac che mi serve assolutamente.
Va be' prendo venti euro. Mi ci campo cinque giorni.
Finita l'operazione e con in tasca il mio patrimonio ritorno verso casa. Ma appena voltato l'angolo, vedo una ragazza giapponese per terra visibilmente sconvolta, e diverse persone intorno.
Mi avvicino e chiedo cosa è successo.
- Un tipo l'ha aggredita mentre prendeva i soldi al bancomat. E' scappato con i soldi e la carta di credito.
Stica§§i!! Mentre io elucubravo le mie elucubrazioni proprio dietro l'angolo.
La giapponese è sconvolta. Si cerca di parlargli in inglese, mentre qualcuno telefona con un cellulare. Ma lei non risponde a nessuno e continua a tenersi una mano davanti alla bocca con aria completamente inebetita.
- Ma com'è successo? - chiedo.
- Eravamo in coda per il bancomat, a un certo punto da dietro è arrivato come una furia questo tipo. Gli ha preso i soldi proprio mentre uscivano e gli ha strappato il bancomat che teneva ancora in mano. E' stata una cosa velocissima e nessuno è stato capace di fare nulla. Poi è scappato verso il faubourg.
Il faubourg? L'hai bell'e ritrovato allora. Figurati! Con tutti i passages.
Insomma il rapinatore mi ha mancato per una virgola. Probabilmente c'era già quando sono arrivato, gli sono passato davanti. Mi ha visto fermarmi al bancomat? Forse no. O forse si, e forse, deve aver pensato che una giapponese assai fighetta, con gli abiti firmati, era molto più promettente di uno visibilmente meno quattrinoso. In effetti, con la camicia peruviana stinta e i pantalonacci da 6 euro non dò l'idea di grande floridità.
Intanto una signora prova a scuotere la ragazza, per bloccare la carta: - Your bank? Which is your bank?
Non se ne cava nulla perché la giapponese sembra sotto shock. Questo fa il gioco del rapinatore, specie se l'ha vista mentre digitava il codice.
Arriva la polizia di gran carriera, e due mastodonti in divisa escono correndo dal furgone. Beh ora diventa affare loro.
Un altro caso irrisolto per mister Sarkozi.
Per quanto riguarda me mi chiedo cosa avrei fatto nel caso fossi stato aggredito.
Probabilmente avrei reagito, come il pensionato che ierilaltro ha bloccato un rapinatore di una banca a Grosseto, facendogli 'cianchetta' (gambina) e tirandogli una 'labbrata'.
Bisogna vedere però se il rapinatore era d'accordo.



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lunedì, 17 luglio 2006




DAME AGUA QUE TENGO CALOR



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Una vera estate, per fortuna... non tutti gli anni è il caso. Ma stavolta giornate caldissime, niente pioggia ormai da giorni, atmosfera siccitosa, sole implacabile, che dire, la felicità.
Profittando della canicola me ne vado al giardino delle Tuileries, da cui prendo questa foto. La prospettiva mostra in sequenza l'obelisco della Place de la Concorde, l'Arco di Trionfo, i grattacieli del quartiere della Defense.

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Piacevolissimi i tavolini dei caffé nel giardino, riparati dagli ombrelloni. Certo caruccio, un caffé 2.90 euro...


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Come nella fontana del giardino del Luxembourg, i ragazzi possono noleggiare queste barchette per farle navigare sull'acqua


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La fontana in primo piano, sullo sfondo l'arco di Trionfo del Carrousel e il Louvre


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La canicola stende tutti, specialmente i parigini che sono chiaramente meno abituati, non avendo Parigi, in linea di massima, più di un mese l'anno di vero caldo, e nemmeno regolarmente

IMGA2267Nei pressi del Louvre, un quartiere bellissimo, il vero centro della città con molti storici edifici tra i quali la splendida Opera ottocentesca in stile secondo impero

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Un caffé in un angolo appartato e tranquillo del Palais Royal, sempre in zona

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Il giardino del Palais Royal

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I portici del Palais Royal, a sinistra l'insegna del ristorante Vefour, storico locale risalente al 1760

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La fontana al centro del Palais

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Il cortile del Palais con le colonne contemporanee di Daniel Buren, che scatenarono una gigantesca polemica ai tempi della loro istallazione nel 1986

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Nei pressi, il quartiere delle Halles, dove restano elementi architettonici dei secoli passati tra i quali la colonna della regina Caterina de' Medici, fatta costruire da lei stessa per i suoi studi di astrologia di cui era appassionata

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Ristorante del quartiere delle Halles, aperto tutti i giorni 24 ore al giorno, specializzato in piatti francesi della tradizione. Magari un po' pesantucci per l'estate...
postato da: stefanoest alle ore 18:27 | link | commenti (4)
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giovedì, 29 giugno 2006



- Cosa sono queste?
E' una domanda inutile perchè so bene cosa sono. Sono monete romane.
- Non sono etrusche?
In men che non si dica mi trovo davanti al giudice. Processato per direttissima. Così su due piedi alla procura di Modane, in frontiera.
- Beh, non proprio. - Temporeggio. - Non sono esattamente etrusche. Sono etrusco-romane: come voi avete i gallo-romani...
- Non faccia il furbo, giovanotto. Non stia lì a ciurlare nel manico.
- Io non ciurlo nel manico - dico seriamente. Non ricordo bene l'espressione francese, ma era identica che l'italiana 'ciurlare nel manico'.
- Ebbene?
- Ebbene, come le spiegavo, signor Presidente della Corte...
- Ebbene sa anche lei che le monete etrusche sono ben più antiche, e più preziose, di quelle romane...
- Ma noh!, signor Presidente, cioè volevo dirle, senza contraddirla, naturalmente, soprattutto senza contraddirla, che in effetti non sono etrusche, non sono completamente etrusche... vede... su questa c'è l'iscrizione di Volathri ma appunto...
- Da dove viene questa?
- Ma... stavo appunto per dirlo... da Volterra.
- E Volterra non è una città etrusca?
- Lo era, lo era - ammetto, sulla difensiva. - Ma all'epoca dei fatti... cioè quando questa moneta è stata coniata... i romani ormai avevano conquistato tutta l'Etruria... e non c'era nemmeno un villaggio, tipo quello di Asterix che magari resisteva...
- Ah ah, fa pure dell'ironia. Non faccia lo spiritoso.
- Si...
- Cioè?...
- No... volevo dire... non volevo... - Chino il capo, confuso.
- Non faccia lo spiritoso le dico. La sua posizione è grave. Altro che storie. Molto grave.
Lo so benissimo che la mia posizione è grave, è per questo che cerco di sdrammatizzare.
- Quante condanne ha avuto fino a ora?
- Mai! Nessuna, nessuna condanna, proprio...
- Proprio niente? Vuol dire che ha avuto fortuna, allora...
Due donnette ridacchiano in fondo all'aula. A quest'ora non c'è nessuno in procura. Quelle due hanno l'aria di andare ai processi per passare il tempo, per divertirsi. Le odio.
- Ma io...
- Ma lei! Ma lei! Ma lei!
Questo 'Et vous! Et vous! Et vous!' mi resterà nella testa per sempre, lo so. Che incubo, le pareti squallide della polizia di frontiera, alle luci al neon, la perquisizione, il ritrovamento delle monete, il fermo fino alla mattina, l'alba tra le montagne della Val Maurienne, vista dietro le finestre del posto di polizia. E poi l'attesa per l'apertura della procura, l'arrivo del giudice, la firma delle formalità. E questi urli, queste accuse del sostituto, che rimbombano nella stanza spoglia della piccola procura, pressoché vuota a quest'ora.
- Voi dovete rendervi conto della vostra posizione! Voi forse non avete capito che siete nei guai fino agli occhi! Voi dovete, o dovreste capire che la fortuna vi ha protetto fino ad ora, ma adesso il gioco è finito, è chiuso, basta! ('basta' in italiano, nd).
Il giudice sembra prendere tempo, prima di continuare la sfuriata.
- Voi siete stato colto con le mani nel sacco mentre importavate illegalmente dentro il territorio francese dei beni archeologici! Voi siete un contrabbandiere, ecco cosa siete, non siete nient'altro che un contrabbandiere, per la legge francese siete questo e niente d'altro, e rischiate di buscare vari anni di prigione!
- Ma no, signor Presidente...
- Silenzio! E in più le monete che avete introdotto sul suolo francese sono degli originali etruschi, di grande rarità, e comunque...
- Comunque non sono di gran valore...
- SILENZIO!!! SILENZIO HO DETTO!! LO VUOL CAPIRE CHE IO LA MANDO ALLA CASA CORREZIONALE PER TRE ANNI??? LO VOGLIAMO CAPIRE QUESTO O NO???
Bordello! Questo mi spaventa. Tre anni alla correzionale? Brutto affare.
Contento, o almeno placato per la sfuriata, il giudice si ferma a leggere il rapporto.
- Allora... in data ecc ecc il soggetto in transito sul treno da Milano a Parigi delle ore 04:32 veniva perquisito... Trovato in possesso di n.o 5 monete antiche, dall'apparenza romane, veniva fatto scendere dal treno e consegnato al posto di polizia doganale... Interrogato in merito al possesso di dette monete, il suddetto STEFANO D'ESTE affermava essere di suo possesso per fini di collezione. Dato l'articolo ecc comma ecc ecc, il soggetto veniva trattenuto poiché illegale il contrabbando di oggetti d'arte o archeologici ... il suo nome segnalato alle autorità italiane risultava incensurato...
- E' quello che gli avevo detto io, signor Presidente...
- SILENZIO! SILENZIO!!
Faccio silenzio ma proprio perché sono stanco e ho sonno, tanto sonno. Non è stata una notte, è stato un incubo.
- Dunque queste monete di provenienza italiana... da dove?
- Tre da Volterra e due da Populonia.
- Sono quindi etrusche. Perfettamente! Perfettamente! Lei sostiene che non le aveva con sé per rivenderle in Francia...
- No, no naturalmente!! Perché avrei dovuto?? - dico, cercando di metterci più convinzione possibile.
- La legge... e lo Stato Francese, rappresentato dai suoi funzionari, la pensa diversamente... Bene, siamo al momento della condanna. Imputato, dunque, lei come si dichiara?
- Eh?... Innocente, naturalmente, innocente! - dico, un po' stupito della velocità della cosa. Ma come? Da noi i processi si trascinano per anni e anni. Qui invece si va con la centrifuga.
Il giudice sembra pensarci un po'. Io, i due poliziotti, le signore in fondo, stiamo tutti aspettando che ponzi fuori il verdetto. Io non ci credo, non credo possibile che tre anni della mia vita siano decisi così, lì, in una situazione che ha solo del delirante.
- La condanno a 50 giorni di lavori di utilità sociale da svolgersi presso le strutture del comune di Parigi o dell'area parigina, secondo la legge vigente. Si stabilisce pure il sequestro delle monete per la restituzione allo Stato Italiano. In nome del popolo francese.
Sono sbalordito quando sento il giudice aggiugere queste pazze parole:
- E ora andiamo a fare colazione.
- Colazione?? Ma manco per idea. Le mie monete! Ve le siete tenute!
- Eh beh era il minimo. C'era comunque un dolo. Dimmi la verità, quelle monete ti servivano per campare, vero? Puoi dirlo, ora il processo è finito. Non si condanna due volte.
Il giudice in realtà non è un giudice ma una giudichessa. Si toglie la parrucca e il mantello avvocatizio, e ha le fattezze di Claire. Mi sento quindi libero di parlare.
- Beh si. Ci campavo tutta l'estate. Ora come farò?
- Devi sentire il comune di Parigi, può darsi che ti prendono con loro. Informati. Magari ci andiamo insieme.,- dice la giudichessa Claire, abbracciandomi per portarmi verso il caffé, dall'altra parte della strada.
Il Café de la Poste sta per aprire, il sole risplende nella prima mattina della valle tra le alpi. Ancora un po' sconcertato, mi faccio guidare. I due poliziotti e le signore ci seguono. Evidentemente andiamo a far colazione tutti insieme.
Bordel, mi dico mentre mi alzo. Bisogna che trovi un altro modo di camparmi. Non si può continuare a vivere con questi incubi assurdi.


postato da: stefanoest alle ore 02:49 | link | commenti (1)
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giovedì, 15 giugno 2006

postato da: stefanoest alle ore 20:11 | link | commenti
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